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Realto, l’artista siciliano che ha ridato volto ai caduti in guerra

* In copertina: Realto, Cacciofera, sergente decorato, 2007, tecnica mista su cartoncino, 33 x 22,5 cm, dettaglio.

di Gian Mauro Sales Pandolfini

Nell’ottobre del 2018 ho ricevuto l’invito alla mostra di Realto da parte dell’amico Danilo Lo Piccolo, che, insieme a Pamela Bono, gestivano, per conto dell’Associazione dei Musei Siciliani, la splendida chiesa di Santa Maria del Piliere, organizzandovi mostre e concerti interessanti. La chiesa, dagli anni Quaranta del Cinquecento, fa bella mostra di sé in piazzetta degli Angelini, vicino il maestoso Palazzo Branciforte, oggi sede della Fondazione Sicilia. Voluta da una nobildonna, vanta una statua lignea raffigurante la Vergine col Bambino, di memoria gaginiana e oggi al Diocesano di Palermo, delle bellissime statue di scuola serpottiana, delle tele di Olivio Sozzi, sempre al Diocesano, e una suggestiva cripta, un tempo sfruttata dalla Congregazione degli Angelini come luogo di sepoltura, con tanto di colatoio ed esposizione di cadaveri appesi alle nicchie delle pareti, utilizzata in seguito come chiesa ipogea e oggi per eventi, tra cui questa incredibile esposizione di Realto che non ho più dimenticato, curata da Jacqueline Ceresoli e Patrizia Serra.

Realto, Una quota di caropane, 2011, tecnica mista su cartoncino, 34,5 x 24,5 cm.

L’artista e musicista Nunzio Scibilia, in arte Realto, raccolse fortuitamente per strada alcuni cartoncini rigidi e ingialliti all’interno di scatoloni abbandonati per terra a Milano. Scoprì subito che erano pensioni di guerra erogate a favore di militari decorati o feriti e vedove o parenti dei caduti: “La puntigliosa precisione burocratica e l’eleganza calligrafica delle cifre segnate da antichi pennini”, dice Realto, “si mescolava a slanci segnici rapidi e aggressivi. La policromia degli inchiostri e delle matite rosso/blu, unitamente all’apposizione di una varietà di timbri con scritte perentorie creava una singolare polifonia visiva che suscitò in me una sorta di corto circuito tra l’attrattiva estetica di quell’involontaria opera grafica e l’inesorabilità del dolore a cui essa direttamente rinviava”. 

Realto, Cataldo A.O., 2007, tecnica mista su cartoncino, 33 x 22,5 cm.

In queste schede a volte comparivano pure brevi cenni biografici sulle vicende che i morti o i loro familiari avevano attraversato durante l’epoca delle grandi guerre. Queste vite, queste storie, tuttavia, mancavano di identità, di un volto. Pensò allora di restituire “anima a numeri e dati anagrafici”, non risalendo però ai loro reali volti, ma cercando “sguardi nei volti delle persone che incontravo e alle quali comunicavo il mio progetto. Ho chiesto loro di posare per me, spiegando cosa avrebbero dovuto interpretare, cosicché nell’artificio pittorico si realizzasse una sorta di empatia”. 

Realto, Giovanni sold. mc.g. 17-6-45, 2018, tecnica mista su cartoncino, 35 x 25 cm.

“Archeologo della memoria”, come lo ha definito la Cerasoli, Realto è riuscito ad attualizzare quelle storie passate, a far viaggiare il dolore attraverso il tempo, ad avvicinare quelle vite alle nostre ancora una volta. Nella cripta del Piliere le schede ritrovate sono state allestite in una commovente installazione: i chiaroscuri e i giochi di ombra hanno creato un effetto ottico tale per cui le opere sembrassero antiche erme sospese su piedistalli invisibili. Il tutto immerso nella musica composta dallo stesso Realto, Hab vor Mißgeschick keine Angst (Non aver paura della sventura). “Pensai allora di essere stato io trovato da quelle identità che, destinate alla distruzione dalla quale avevano voluto salvarsi, mi avevano chiamato per sopravvivere nella memoria collettiva”. Quei nomi hanno oggi un nuovo volto, delicato, evanescente, autentico e vivo.

Realto, Antonio 1896, 2018, tecnica mista su cartoncino, 33 x 22,5 cm.

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