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La carica onirica del colore: Alessandro Sicioldr

di Luca Ferracane

Da un po’ di tempo a questa parte risuona nella mia mente una breve frase, “la conoscenza uccide”. Ma no, direte voi, la conoscenza è tutto, sapere è potere. Ahimè, gentili lettori, continuo ad affermare il contrario. Ho desiderato alzarmi dal letto, una mattina, e svegliarmi cretino, o stolto, se letterariamente lo preferite. Beati gli stolti, poiché di essi è il regno degli uomini, esseri la cui arroganza ha l’ardire di definire la società nella quale viviamo presuntuosamente evoluta. Mi reputerete antipatico e polemico, e se così realmente fosse, pazienza, vorrà dire che entrerò meglio nel personaggio. La filantropia non mi appartiene, poiché sempre più ho l’impressione di essere circondato da individui che per definirsi tali ambiscono a una massificazione livellatrice imposta dalla propria vacuità. Io non voglio accontentarmi di ciò che i media mi propongono, di ciò che la stampa o la critica – di parte o meno – elogia, di ciò che la dittatura dei social – chiarissima, sfavillante allegoria della stoltezza contemporanea – promuove e legittima in virtù del numero informe di seguaci “raggiunti” – come avrete di certo intuito la parola followers mi repelle. Allora vorrei fuggire in altre dimensioni, nel sonno, dove le paure si mescolano ai desideri.

Cerco così di soddisfare i miei piaceri di emarginato e le mie perversioni di conoscenza cercando ed esplorando nei recessi di qualche vecchia libreria, sporcandomi le mani nella polvere di un rigattiere, conversando spensieratamente con un amico, preferibilmente de visu. Ormai i luoghi fisici in cui si trovano tesori e mirabilia, cose altrimenti dimenticate, sono sempre più rari, per questo lo spazio dell’immaginazione e quindi dell’arte, diviene una necessità, in una realtà nella quale è sempre più difficile riuscire a comunicare.

È stato un amico a farmi conoscere il pittore che sto per raccontarvi, un artista di cui forse avevo sentito parlare, ma di cui non avevo mai approfondito nulla. Guarda caso, l’amico in questione, Christian Lanni, è pure lui un pittore, uno di quelli che ha esperienza e bravura da vendere ma soprattutto umiltà – oggi virtù pressoché estinta – un Maestro nel suo settore. Così sono rimasto stregato dalle opere di Alessandro Sicioldr, al secolo Alessandro Bianchi (Tuscania, Viterbo, 1990) un artista mio coetaneo la cui particolarissima pittura, oscura e delicata, indaga le paludi desolate eppure fertilissime dell’inconscio, custodi di ombrosi segreti.

L’artista interviene, abilissimo, proprio su questa intimità, necessariamente nascosta e privata, tuffandosi in acque che possono evocare per certi aspetti più che le esperienze surrealiste, le atmosfere di Bosch in quanto a inquietudine, che ora si fondono e tendono verso un simbolismo alla maniera di Redon, adesso strizzano l’occhio alla più che complessa e affascinante poetica di quel visionario di Blake. Del resto, spero sia ormai assodato che l’anacronismo non potrà mai essere una categoria appartenente all’arte e alle sue espressioni, nonostante si abbiano sempre catalogato in maniera sistematica, e per necessità di studio, quelle che oggi chiamiamo correnti artistiche e i relativi autori. Certo, si intuisce subito, dinanzi un’opera di Sicioldr, la grande padronanza della tecnica pittorica, acquisita dal padre come in un antico rapporto di bottega.

Alessandro SicioldrLa processione, 2020, olio su tela

Ciò che a mio avviso rende questi lavori intensamente accattivanti è, oltre la scelta dei soggetti raffigurati, l’utilizzo del colore. L’impasto e la mescolanza dei vari colori appaiono, una volta applicati sui supporti, come delle tinte “antiche”, esse stesse proiezione di un mondo interiore che miscela inconsapevolmente i pigmenti per ottenere tonalità che definirei ossimoriche, tenui eppure brillanti. Il colore, in questi capolavori, assorbe completamente la luce, non la riflette. Una luce che riveste infine quelle figure sibilline impresse nelle tele, forme impenetrabili di un’umanità androgina e archetipica, creature mostruose ammantate di grazia e leggiadria, dame che paiono giungere da uno dei quadri di Van Eyck o di altri maestri fiamminghi, quasi avessero preso un permesso speciale per oltrepassare la dimensione pittorica in cui dimoravano per concedersi un’immersione in questo mondo altro dipinto da Sicioldr. Un mondo in cui volentieri mi piacerebbe perdermi, ogni tanto, per distrarmi dal banale e stupido squallore che estende sempre più i suoi tentacoli, avanzando, come il Nulla di Ende.

Alessandro SicioldrThe sleepwalkers, 2020, olio su tela

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