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I pattern edibili di Eiko Mori

di Luca Ferracane

Chi di noi non ha mai giocherellato col cibo, specialmente da piccoli, magari aspettando si raffreddasse la minestra o il risotto? Io ricordo proprio che col riso – inutile soffiare, che tra l’altro galateo impone di non farlo per nessun motivo, o provare a mangiare il contenuto del piatto “partendo dai bordi” – iniziavo a creare dei paesaggi usando la forchetta come un aratro, disegnando dei solchi, formando montagnole di chicchi. Mangiare dopo era anche più divertente. Dunque va bene giocare col cibo, ma solamente se poi lo si consuma. Chissà quale seguito avrebbero avuto oggi quegli edibili scenari, nell’era di Instagram e dei Food Stylists, in cui la banale e quotidiana immagine di un piatto da portata apparecchiato ad hoc può riuscire a fare migliaia di like. Io oggi preferisco decisamente godermi la pietanza attraverso il gusto e l’olfatto. Certo, anche l’occhio vuole la sua parte, ma per quel che mi riguarda, ciò che ho nel piatto non gradisco consegnarlo alla memoria dei posteri immortalandolo squisitamente.

A meno che non abbia un’attività gastronomica per la quale tale processo possa rappresentare una promozione, trovo la pratica alquanto noiosa e, soprattutto, snervante. In particolar modo quando, condividendo il pasto, qualsiasi esso sia, qualcuno tra i commensali si dedichi a questa ormai perversa consuetudine. C’è una Food Stylist giapponese, per l’appunto, che, come tantissimi altri, fotografa il cibo che mangia, principalmente, par di capire, a colazione. Eiko Mori utilizza, per lo più, fette di pane dolce – shoku-pan – che tosta e che impiega come un foglio, una tela sulla quale creare dei pattern commestibili. Marmellata, semi, frutta fresca e secca, sono tagliati, disposti, assemblati perfettamente e con cura quasi maniacale sulle fette di pane grazie all’ausilio di alcuni utensili quali cucchiaini, stuzzicadenti, una sac à poche minuscola, pinzette etc. Devo dire che il risultato è ammirevole e le creazioni ultimate sono davvero deliziose, se non al gusto sicuramente alla vista, perciò potrei, almeno a lei e soltanto a lei, perdonare la prassi.

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